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Venezia e il suo amato gonfalone



Storia del gonfalone di San Marco


Il rinnovato interesse di tutta la città di Venezia per il gonfalone di San Marco è stato risvegliato concretamente col restauro dello stupendo gonfalone Contarini del 1659, esposto nel Museo Correr di Venezia. Questo gonfalone, che oggi può essere ammirato in tutta la sua bellezza, era appartenuto, tre secoli fa, al centesimo-quarto doge Domenico Contarini (1659-1675), durante il cui dogado Venezia, a causa della guerra che infuriava allora contro i Turchi, attraversò uno dei periodi più difficili della sua storia, e che portò nel 1669 alla perdita di quasi tutta l'isola di Candia.

Morto alla veneranda età di novantaquattro anni, il vecchio doge Contarini solo negli ultimi anni di vita potè assaporare un breve periodo di pace, un intervallo, in quel secolo, nella continua guerra che Venezia doveva combattere contro il secolare nemico turco. Alla famiglia Contarini appunto appartengono gli stemmi che compaiono in questo gonfalone.

Lo stemma è inquartato nel primo e nel quarto d'azzurro a tre gigli d'oro, e nel secondo e nel terzo d'oro a tre bande d'azzurro. I tre gigli erano stati messi nello stemma della famiglia Contarini a seguito della concessione fatta al prozio del doge (anche lui chiamato Domenico) da Francesco I re di Francia.

Il gonfalone in dettaglio


In questo gonfalone compare al centro il leone di san marco, col libro del Vangelo dove si leggono le famose parole «Pax tibi Marce, Evangelista meus». Molto interessante notare che per rappresentare la potenza di Venezia sia per terra che per mare, questo Leone ha le zampe anteriori poggiate sulla terra da cui si erge una fortezza, e le posteriori sul mare.

Lungi dall'essere un gonfalone stilizzato, è ricco in tutti i lati di simboli ed immagini e rimane un esemplare stupendo del grande valore dato all'araldica prima dell'avvento dei tempi moderni con la televisione prima e gli smartphone poi.

Nel lato superiore, i simboli dell'Annunciazione con al centro lo Spirito Santo che fa scendere sul Leone (e quindi su Venezia) i suoi sette doni, che sotto forma di fiamme circondano da ogni lato il Leone. A sinistra e destra, sono raffigurati San Domenico e San Francesco e, sotto, Sant'Antonio e San Marco con, al centro, la Madonna e il Bambino.

Testimonianze e fonti storiche


Il primo testo scritto che parla del vessillo del ducato veneziano ci è giunto per mano del cronista Giovanni Diacono. Egli testimonia che verso il 1000 il doge Pietro Orseolo II, prima di partire per una grande spedizione navale popolazioni che dal mare molestavano Venezia (i Narentani), ricevette dal vescovo di Olivolo un "triumphale vexillum".

Circa un secolo più tardi, nel 1096, il doge Vitale Michiel I consegnò a suo figlio Giovanni, che stava per partire per le Crociate in Terrasanta, lo stendardo con l'effigie di San Marco Protettor della Repubblica, che portava la Croce.

Di un vessillo veneziano si parla anche al tempo del doge Domenico Michiel (1118-1129), del doge Pietro Polani (1130- 1148) e così pure in occasione della spedizione contro Ragusa nel 1171 e durante il famoso incontro fra papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa (1177) durante il dogado di Sebastiano Ziani.

Altre testimonianze


Nelle monete il Leone appare per la prima volta al tempo del doge Francesco Dandolo, fra il 1329 e il 1339, nel famoso soldino d'argento, conservato sempre al Museo Correr.

L'attaccamento verso questa bandiera trova una grande testimonianza anche alla caduta della Serenissima Repubblica quando a Zara e a Perasto furono staccati i gonfaloni solo dopo grandi celebrazioni onorifiche.

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